Una volta c’erano le direzioni dei Partiti, delle Associazioni, delle Parti Sociali, dei Movimenti, che si incontravano per discutere ed elaborare proposte e strategie. Ci si confrontava su quello che era giusto sostenere ma soprattutto come farlo, e da li partiva una organizzazione capillare che garantiva spesso un’ottimo risultato.
Oggi invece? Basta un post, un’agenzia stampa, una dichiarazione su X di poche righe che si pensa di tracciare una linea con la pretesa di essere seguiti a prescindere.
E perché? Chi lo ha stabilito che si debba eseguire un ordine nato da una leadership spesso decisa da pochi intimi? Forse è questo che la Sinistra stenta a comprendere, un luogo dove la condivisione e la democrazia hanno rappresentato il faro dell’azione in ogni competizione.
Ma perché, ad esempio, i Partiti, che se ne sono fregati delle politiche referendarie sin dall’inizio, dovrebbero intestarsi il risultato parlando di numeri elettorali confrontandoli con risultati di voti alle governative? Dov’erano quando la Cgil sceglieva i quesiti da sottoporre all’attenzione degli italiani? Non dovrebbero avere così tante voci “fuori dal coro”, a limite potrebbero ringraziare il 30% degli italiani e chi, come la Cgil, si è caricato la responsabilità dell’intera organizzazione.
Ma veniamo adesso al Referendum.
Un risultato scontato, e per chi come me non rinuncia al contatto con il popolo e rimane con i piedi per terra, andato anche oltre le più fiduciose aspettative.
Per quale motivo?
1. I Partiti che lo hanno sostenuto, ad eccezione di +Europa, non hanno condiviso i contenuti con la propria base e quindi sono emerse le contraddizioni interne che male hanno fatto all’organizzazione complessiva.
2. È palese ormai una crisi della Democrazia e della rappresentanza attiva. Si apra semmai una discussione seria su questo tema.
3. La forma del #Referendum è da considerarsi ormai superata, e la sinistra non deve avere paura di porsi qualche idea innovativa sulle modalità di svolgimento. Siamo nel 2025! Perché non emerge una proposta di espressione digitale per coinvolgere più gente possibile? Magari funziona, e si spenderebbe anche meno.
4. Ma vogliamo porci, a #Sinistra, un interrogativo sulle tipologie di lavoro moderno e aprirci leggermente a nuovi scenari? Vogliamo aprire un confronto sulle P.Iva, sulle imprese soffocate da tasse e iter burocratici allucinanti? Sono stato un sostenitore convinto dei quesiti Referendari, ma diciamocelo senza problemi che alcune cose vanno ripensate sempre nella tutela di ogni tipo di lavoratore.
5. Sono fortemente preoccupato invece del dato, riscontrato nei confronti diretti avuti nel corso delle settimane di campagna referendaria, sul diritto di cittadinanza e di come lo interpreta gran parte della popolazione italiana. Una deriva del pensiero inclusivo a tutti gli effetti.
6. Caro campo largo, alleanza di sinistra o come cavolo intendete chiamarvi. Ma davvero vogliamo inserire temi importanti della vita delle persone nel duello tra la Elly Schlein e Giuseppe Conte che sfiora ormai il ridicolo? Ma quando nascerà una corrente vera, di contenuti e credibile in grado di fare una degna opposizione e contemporaneamente lottare per proposte concrete? Perché la gente non è stupida, sa bene che ogni Partito si è diviso sui quesiti referendari ed allo stesso tempo non ha idea dell’alternativa ad essi da proporre.
In conclusione!
Penso sia giusto ringraziare la #Cgil, che ha rimesso il lavoro e i suoi diritti al centro del dibattito politico. È un ottimo dato da cui ripartire, un patrimonio da non disperdere.
Rimbocchiamoci le mani!..
